FROM SCRATCH NEWSWIRE

SCAVENGING THE INTERNET

PATRICE LUMUMBA – STORIA DELLE RIVOLUZIONI DEL XX SECOLO

Posted by Gilmour Poincaree on November 29, 2008

– Romano Ledda

A cura di Roberto Bonchio

(1624, 1625, 1626, 1627)

Mentre nell’ África occidentale si assisteva ad una pioggia di indipendenze conquistate o concessé (il 1° ottobre dei 1960 fu la volta della Nigeria), esplose nell’estate del 1960 la questione congolese. Il Congo « belga » fu tra gli ultimi paesi ad arrivare alla rivendicazione dell’indipendenza, e ad avere un movimento nazionalista. Il sistema coloniale belga si era sempre vantato di aver saputo chiudere le sue colonie in una « gabbia felice », senza problemi. In realtà dentro quella gabbia c’era il razzismo, la miséria, l’assenza di ogni diritto umano, misti ad un ottuso paternalismo.

Congo: documenti sulla barbarie colonialista. Nel sue celebre pamphlet Il soliloquio de re Leopoldo, Mark Twain denunció in termini durissimi ed estremamente efficaci, ciò che si nascondeva nella “opoera di civilizzazione” belga.

Privato di ogni libertà política e religiosa (Simon Kimbangu era congolese), il popolo congolese aveva trovato la sua prima forma di solidarietà contro i dominatori in associazioni culturali, sindacali o di mutuo soccorso, la cui attività, ovviamente, non poteva andare oltre i limiti dei próprio gruppo etnico-tribale nel primo caso, e oltre l’assistenza reciproca, nel secondo. La prima rivendicazione sostanzialmente política di una emancipazione dai belgi, venne próprio da una associazione costituita per lo « sviluppo della língua kikongo, l’Associazione dei Bakongo (ABAKO). Solo nel 1958 cominciarono a profilarsi movimenti a carattere político, le cui origini però rimasero per lo piú etniche o tribali. Le prime richieste furono timide. Il 26 agosto del 1958 diciannove dirigenti nazionalisti chiesero « un piano a lunga scadenza di sviluppo político ed economico che abbia come fine l’indipendenza». Ma la realtà di tutto il continente dove va accelerare i tempi. L’indipendenza guineana, e la conferenza panafricana di Accra del dicembre 1958, scossero profundamente tutta l’Africa nera, e l’eco varcò anche le rigide barriere che i belgi avevano inalzato intorno ai Congo. Un partito, il primo a carattere nazionale, con dichiarati intenti antitribali — il Movimento nazionale congolese (MNC), fondato da Patrice Lumumba — raccolse immediatamente la parola d’ordine dell’ indipendenza totale, e subito.

Leopoldville, 7 gennaio 1959. I congolesi manifestano per l’indipendenza. I fortissimi interessi colonialisti determinati dalle notevoli risorse minerarie di cui il Congo disponeva (soprattutto nel Katanga) e tra lê quali erano l’oro, l’argento, il rame, l’uranio, fecero si che Ia via per l’indipendenza di questo paese fosse piú lunga e difficile che per altri.

Nel gennaio dei 1959 i belgi iniziarono la repressione. Il 4, nel corso di un comizio di Lumumba, la polizia sparò uccidendo 42 congolesi e ferendone 257. Il 12 gennaio l’ABAKO venne sciolta, e i suoi dirigenti esiliati. Fino ai giugno una serie di incidenti insanguinarono le strade di tutte le più importanti città del Congo, finché il governo di Bruxelles non si decise ad aprire trattative. Ma gli ultras belgi del Congo, e soprattutto l’Union Minière, respinsero ogni possibilità di accordo, su qualsiasi base. Nel settembre e nel’ottobre si ebbero così la stragi di Kitona (40 morti e 180 feriti) e di Stanleyville (30 morti e 100 feriti), mentre sanguinosi incidenti scoppiavano un po’ dappertutto: a Matadi (6 morti e 30 feriti), a Luluaburg ( 7 morti e 22 feriti) e cosi via. Il 31 ottobre Lumumba venne arrestato.

Un morto per lê vie di Elisabethville durante gli scontri per lê manifestazioni indipendentiste dei 1960; paracadutisti befgi pattugliano lê strade delia città; un manifestante ferito, arrestato da un poliziotto.

Tuttavia la situazione si era fatta insostenibile per il Belgio. La pressione internazionale, l’inquietitudine dilagante nella colonia indussero il governo belga a modificare atteggiamento e a tentare una operazione di tipo neocoloniale: concedere una indipendenza fittizia, che non intaccasse nulla del potere belga sulle favolose ricchezze congolesi. Dopo una «tavola rotonda» tenutasi a Bruxelles (20 gennaio-20 febbraio 1960), cui partecipò anche Lumumba, portatovi direttamente dal carcere, venne deciso di indire delle elezioni generali per un Parlalamento nazionale che avrebbe proclamato subito la indipendenza. Il 22 maggio esse ebbero luogo, e diedero una vistosa vittoria al MNC, nonostante la violenta campagna fatta dai belgi a favore di partiti e gruppi politici, ch’essi stessi avevano ispirato e costituito, con loro agenti. A elezioni avvenute fu tentato di tutto per impedire che Lumumba assumesse la carica di capo del nuovo governo congolese. Ma il Parlamento gli diede l’incarico, il 22 giugno, a grande maggioranza.

Patrice Lumumba viene nominato capo del nuovo governo congolese il 20 giugno 1960.

Il 30 giugno fu proclamata l’indipendenza. Re Baldovino, personalmente, si reco a Leopoldville, per pronunciarvi un discorso in parte minaccioso, in parte colmo di paternalismo, che nella sostanza diceva: la vostra indipendenza la dovete a noi e alia nostra opera civilizzatrice, e noi resteremo ancora qui, perche voi avete ancora bisogno di essere guidati.

Patrice Lumumba circondato dai giornalisti

Per i congolesi rispose Lumumba. Il suo fu un discorso nobile, appassionato: « Noi siamo fieri — egli disse — fin nell’intimo della nostra anima, di aver condotto una lotta che è stata di lacrime, di sangue e di fuoco, perche era una lotta nobile e giusta, necessária per mettere fine al’umiliante schiavitú che ci era stata imposta con la forza. Questa è stata la nostra sorte in ottanta anni di regime coloniale e le nostre ferite sono troppo fresche e troppo dolorose perche noi possiamo cancellarle dalla memoria. Come potremo dimenticare che abbiamo conosciuto il lavoro spossante in cambio di salari che non ci permettevano di placare la nostra fame, di vestire e abitare con dignità, di allevare i nostri bambini come esseri che ci erano cari? Noi che abbiamo conosciuto le ironie, gli insulti, le frustate, che dovevamo subire dalla mattina alla será, perche eravamo negri? Chi dimenticherà che al negro si dava del tunon come ad un amico, ma solo perche il lei era riservato ai bianchi? Noi che abbiamo visto le nostre terré saccheggiate, con documenti falsamente legali perche fondati sul diritto dei piú forte?». Al re che gli ayeva parlato di civilizzazione, Lumumba elencò le sofferenze, gli orrori dei razzismo, la violenza della repressione. E aggiunse: « Ora il nostro caro paese è nelle mani dei suoi figli. Noi veglieremo perche queste nostre terre diano i loro beni ai loro figli. II nostro governo nazionale e popolare sara la salvezza dei paese». E infine affermò: «L’indipendenza congolese è un passo decisivo verso la liberazione del continente africano ».

Dall’alto in basso, da sinistra a destra: Moise Ciombe, Puomo politico congolese ai servizio dei colonialisti belgi, che capeggiò la sedizione dei Katanga; l’ultima foto di Patrice Lumumba, poço prima dei suo assassínio (febbraio 1961); patrioti congolesi catturati dai mercenari; un aspeito dei villaggio di Ituri dopo uno scontro.

Non solo i belgi, ma tutte le potenze imperialiste si irrigidirono. Un Congo veramente indipendente, non disposto a subire una indipendenza fittizia poteva diventare, col suo immenso potenziale di ricchezze, un fatto assolutamente dirompente nel processo di decolonizzazione del’Africa nera. Il film degli avvenimenti si fece a questo punto incalzante e drammatico: il 7 luglio i paras belgi invasero il Congo, l’11 luglio il Katanga proclamo la secessione, il 17 luglio intervenne l’ONU che fiancheggiò e sostenne l’attacco alia giovane repubblica congolese, il 5 settembre Lumumba venne destituito con un colpo di Stato dei presidente della repubblica Kasavubu e dei generale Mobutu. Non basto, però, aver liquidato la punta piú avanzata dei nazionalismo congolese. La popolarità di Lumumba era tale, la sua influenza ancora così grande (il 14 dicembre a Stanleyville si era costituito un governo lumumbista), che occorreva colpire ancora piú duramente. Nel dicembre Lumumba venne trasferito nella fortezza di Thysville. Dopo due mesi di dura prigionia venne portato nel Katanga, e il 14 febbraio assassinato con due compagni di lotta. Pochi giorni prima aveva scritto alla moglie Pauline: «Non siamo soli. L’Africa, l’Asia e i popoli liberi e liberati di tutti gli angoli del mondo si troveranno sempre a fianco del milioni di congolesi che non cesseranno la lotta se non il giorno in cui non ci saranno piú colonizzatori né mercenari nel loro paese ». E durante la dura prigionia aveva detto: « Se mi uccideranno sarà un bianco che avrà armato la mano di un negro ». E cosi accadde. Il primo grande martire dei risorgimento africano venne assassinato da africani (Ciombe e Munongo), su ordine di una coalizione imperialista che trovo complici tutte le principali potenze coloniali.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

 
%d bloggers like this: